Micron Document
██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝


🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b

🔍 Search

¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯

Gladio (arma)
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
Il mweqgladio (in mweglatino mwewgladius - lett. "spada") era il nome della spada utilizzata dai soldati romani nel corso della storia dell'mwfaesercito romano.

Le prime spade dell'mwfgAntica Roma erano simili a quelle in uso nella mwfwMagna Grecia, adottate per mediazione degli mwgaEtruschi: gli mwgqmwggxiphos a lama diritta e le mwgwmwhamakhaira a lama curva.

A partire dal mwhgIII secolo a.C., i soldati della mwhwRepubblica Romana adottarono mwiaun tipo di spada celtica in uso ai mwiqCeltiberi durante le mwigguerre puniche, e pertanto definito mwiwmwjagladius hispaniensis.cite-ref-4[4] Durante il mwkqperiodo imperiale il gladio fu usato nelle varianti del tipo "Magonza" e del tipo "Pompei", per poi essere sostituito nel III secolo nell'equipaggiamento della fanteria dalla mwkgmwkwspathacite-ref-crono-5-0[5] a lama più lunga e sottile, già usata dalle truppe di mwmacavalleria.

Contents

Storia
Origine
Note

──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────

Etimologia

mwnaGladius (plurale, sia mwnqnominativo sia mwngvocativo, "mwnwgladiī") è un mwoasostantivo maschile mwoqlatino di mwogseconda declinazione. L'mwowetimo vale per qualsiasi spada, non specificamente alla moderna definizione di mwpagladius, e compare in mwpqletteratura latina già tra III e II secolo a.C. nelle opere di mwpgPlauto (mwpwmwqaCasina, mwqqmwqgRudens) e di mwqwQuinto Ennio che ne adotta l'uso in mwrapoesia in sostituzione del vocabolo "mwrqmwrgensis" d'uso precedente.cite-ref-6[6]

Si ritiene trattarsi di una parola mwtaceltica, mediata al latino dalla mwtqlingua etrusca: mwtgkladi(b)os o mwtw*kladimos ("spada"), donde mwuacleddyf ("spada", lingua gallese), mwuqklezeff ("spada", lingua bretone), mwugclaideb/mwuwclaidheamh ("spada" rispettivamente in irlandese antico e moderno) da cui forse l'antico irlandese mwvaclaidid ("scavare") e il gallico-bretone mwvqcladia/mwvgclado ("fossa, mwvwtrincea, valle cava").cite-ref-7[7]cite-ref-8[8]cite-ref-9[9]cite-ref-10[10]

Da "gladio" derivano le parole "mwaqgladiatore" e "mwagmwawgladiolo".

Storia

Origine

A cavallo tra il mwdgIII ed il mwdwII secolo a.C., il mwealegionario romano abbandonò le spade del periodo monarchico e alto-repubblicano, lo mweqmwegxiphos e la mwewmwfamakhaira mwfqgreche, per una mwfgrobusta arma di chiara derivazione celtica, il mwfwmwgagladius hispaniensis o mwgqiberiké machaira(«spada iberica»).cite-ref-p236-11-0[11]cite-ref-gladques2-12-0[12]

Spade con massiccia mwiwlama a foglia, dalla punta molto marcata, sono state attestate dai ritrovamenti archeologici come già presenti in mwjaSpagna nell'mwjqVIII secolo a.C., al tempo della "Cultura mwjgCogotas", responsabile della diffusione mwjwin loco della tecnologia metallurgica della proto-celtica mwkaCultura di Hallstatt e della successiva, celtica, mwkqCultura di La Tène.

Non è oggi ancora chiaro quando e come esattamente l'adozione della nuova spada occorse:

• secondo una leggenda, fu mwlqScipione l'Africano il primo a portare a mwlgRoma dei mwlwgladii hispanici. Subito dopo la conquistato mwmaCarthago Nova (v. mwmqAssedio di Cartagena, mwmg209 a.C.), mwmwcolonia mwnacartaginese spagnola nota come centro di produzione delle migliori spade dell'mwnqIberia, il mwnggenerale romano pretese dai fabbri cittadini la produzione di 100.000 spade come scotto per la salvezza della loro comunità;cite-ref-13[13]
• secondo altre fonti, i romani avrebbe avuto accesso a spade di produzione ispanica sin dal mwpaIV secolo a.C. quando Roma affrontò la "minaccia gallica" sul suolo italico. Fu durante la Battaglia del fiume Anio (mwpg361 a.C.) che il romano mwpwTito Manlio avrebbe usato un mwqagladius hispaniensis nel duello contro il mwqqbarbaro mwqgcelta che gli valse il soprannome di "Torquato" (portatore del mwqwmwratorque, ornamento da lui strappato al nemico ucciso).cite-ref-14[14]cite-ref-15[15] In questo caso, si potrebbe però trattare di un mwtqanacronismo terminologico causato dalla lunga convenzione di denominazione della prima spada repubblicana.cite-ref-gladques22-16-0[16]

Evoluzione

Il mwvamwvqGladius hispaniensis restò in uso alle forze romane (anche alla mwvgcavalleriacite-ref-cita-livio-xxxi-34-17-0[17]) sino al mwwwI secolo d.C. dopodiché fu sostituito da altre due tipologie di gladio che gli studiosi nominano, in ragione della provenienza dei reperti, il Gladio tp. "Magonza" e il Gladio tp. "Pompei".

Il mwxqGladio tp. "Magonza" si afferma durante la mwxgmwxwPax Augustea, sovrapponendosi alla spada iberica nel corso della prima metà del I secolo.cite-ref-cas154-2-1[2] La maggior parte dei reperti provengono dal mwzaterritorio romano in Germania (molti reperti sono stati trovati nel letto del mwzqReno), da mwzgMagonza e da altre località presso le quali si trovarono spade che crearono sotto-categorie: es. Gladio Magonza-Fulham; Gladio Magonza-Sisak; ecc.

Il mw0aGladio tp. "Pompei" (dal gran numero di reperti trovati a mw0qPompei) sostituisce il Gladio tp. "Magonza" a partire dalla metà del I secolocite-ref-cas156-3-1[3] e resta in uso sino ad essere sostituito dalla mw1gspatha al principio del mw1wIII secolo d.C.cite-ref-crono-5-1[5] Come il "Magonza", anche il Gladio "Pompei" ha delle sottocategorie dovute a reperti provenienti da diverse località dell'Impero. Si tratta, con buona probabilità, di un esempio di arma quanto più possibile standardizzata per permetterne la produzione su vasta scalacite-ref-cas156-3-2[3] al fine di rifornire quello che al tempo era l'esercito più grande (e più dispendioso) mai esistito.

Costruzione

Un recente studio metallurgico su due spade etrusche, un mw5wmw6akopis dal VII secolo a.C. di mw6qVetulonia e un mw6ggladio ispanico dal IV secolo a.C. di mw6wChiusi, fornisce una buona testimonianza della metallurgia romana d'Età Repubblicana:cite-ref-metall2-18-0[18]

• la spada di Vetulonia fu fabbricata con il processo dell'mw8gacciaio saldato con cinque mw8wblumi ad una temperatura di 1163mw9a °C che hanno lasciato cinque strisce a diverso contenuto di mw9qcarbonio. Il nucleo centrale della spada conteneva al massimo 0,15-0,25% di carbonio. Sui bordi sono state posizionate quattro strisce di acciaio a basso tenore di carbonio (0,05-0,07%) e il tutto è stato saldato insieme a colpi di martello. La forgiatura continuò fino a quando l'acciaio non fu freddo, producendo una mw9gricottura centrale. La spada era lunga 58 cm;cite-ref-metall2-18-1[18]
• la spada di Chiusi è stata creata con un singolo blumo a 1237mw-a °C. Il contenuto di carbonio varia da 0,05-0,08% nella parte centrale della spada a 0,35-0,4% sulla lama, da cui gli autori deducono che potrebbe essere stata utilizzata una qualche forma di mw-qcarbocementazione. La spada era lunga 40 cm e la lama si restringeva in prossimità dell'mw-gelsa.

Inclusioni di mwaqasabbia e mwaqeruggine indebolirono le due spade e senza dubbio limitarono la forza delle spade durante il periodo romano.

Gli addetti alla costruzione dei gladi erano detti mwaqmgladiarii. Importanti centri di fabbricazione dei gladi erano Capua ed Aquileia.

Utilizzo

Tutti i diversi modelli di gladio, sin dal principio, venivano portati dai legionari sul fianco destrocite-ref-p236-11-1[11] e venivano estratti con una torsione del braccio destro.cite-ref-19[19] Questo per non intralciare l'uso dello mwaq4mwaq8scutum (mwarait. "mwarescudo") che veniva portato e usato con il braccio sinistro.

Il mwarmgladius hispaniensis era arma più versatile, il cui utilizzo nelle mischie di fanteria non si limitava a semplici affondi (come lo mwarqmwaruxiphos degli mwaryopliti mwarcgreci) ma poteva essere impiegato efficacemente per la scherma uno-vs-unocite-ref-20[20] e per potenti colpi di taglio.cite-ref-21[21]cite-ref-vs-22-0[22] Esemplare in questo senso la descrizione dei mortiferi effetti della spada spagnola riportati da Livio nella narrazione della mwasqSeconda guerra macedonica.cite-ref-cita-livio-xxxi-34-17-1[17] Il legionario, soprattutto in epoca imperiale, se ne serviva però principalmente nell'affondo. La punta triangolare, ben affilata da ambo i lati, era progettata con l'intenzione di penetrare facilmente le carni del nemico (mwaskVegezio, «mwasocon la punta si uccide più in fretta»). Le ridotte dimensioni dell'arma, specialmente dei modelli imperiali, permetteva il suo utilizzo nel combattimento ravvicinato imposto dal muro di scudi (v.si mwasstestuggine) rispetto alla spada lunga che richiedeva maggiore mobilità e spazio.

Il gladio era oltretutto una delle armi più usate nei combattimenti-spettacolo organizzati negli mwas0anfiteatri. I duellanti presero quindi dalla loro arma più comune il celeberrimo nome di mwas4gladiatori.

Descrizione

Le differenze tra le varie tipologie di gladio sono sottili. La spada ispanica repubblicana era un'arma di buone lunghezza e spessore, con una leggera curvatura della lama "a vita di vespa" o "a foglia". La varietà "Magonza", entrata in uso sulla frontiera germanica, la più "calda" del primo periodo imperiale, mantenne la curvatura ma accorciò e allargò la lama, rendendo la punta marcatamente triangolare forse con l'intento di massimizzare l'efficacia dell'arma nelle mischie serrate che permisero ai legionari di avere la meglio sui mwategermani armati con lame più lunghe (la tipologia ebbe appunto massiva distribuzione delle terre più settentrionale dell'Imperocite-ref-23[23]). In Italia, nel cuore dell'Impero, entrò in uso la versione meno specializzata "Pompei", con filo rigorosamente diritto e punta non molto marcata. Il "Magonza-Fulham" era un compromesso tra le due versioni: fili paralleli ma punta lunga.cite-ref-24[24]

mwatwmwat0mwat4Gladius hispaniensis
Era il gladio utilizzato durante l'età repubblicana (adottato almeno dalla mwauaseconda guerra punica, e appeso sul fianco destro di mwauemwauiHastati, mwaummwauqPrincipes e mwauumwauyTriariicite-ref-p236-11-2[11]) e i primi anni dell'impero, chiamato così per la sua derivazione iberica. Era fornito di una punta di eccezionale efficacia, capace, inoltre, di colpire con violenza di taglio su entrambi i lati, poiché la lama è molto robusta.cite-ref-vs-22-1[22] Complessivamente misurava circa 75 cm (lama 60-66 cm x 4,5-5,5 cm)cite-ref-cas143-1-1[1] e fu utilizzato per molto più tempo rispetto ai successivi.

mwavuGladio tp. "Magonza"
All'inizio del I secolo il gladio tp. "Magonza" era il più diffuso. Aveva la parte centrale della lama rastremata e una punta molto lunga. Le lunghezze delle lame rinvenute variano nell'intervallo 40-55 cmcite-ref-cas154-2-2[2] con una larghezza che era compresa nella parte superiore tra 54 e 74 mm, mentre nella parte inferiore prima della punta era di 48–60 mm.cite-ref-cas154-2-3[2] Era particolarmente adatto a trafiggere con la sua punta che poteva arrivare fino a 20 cm di lunghezza.

mwaweGladio tp. "Pompei"
Sul finire del I secolo fu introdotto un nuovo modello di gladio: il tp. "Pompei". Questo aveva la lama dritta con lunghezza standardizzata sui 50 cmcite-ref-cas156-3-3[3] e larghezza nell'intervallo 4-5 cm.cite-ref-cas156-3-4[3] Era molto più bilanciata del "Magonza" ed era adatta per causare ferite da taglio e da affondo.

Entrambi i modelli "Magonza" e "Pompei" avevano un'elsa (mwawwcapulus) composta da impugnatura in legno, osso o avorio protetta da una guardia semiovale in legno, chiusa a contatto con la lama da un disco di bronzo, ed erano controbilanciati da un pomello in legno o altro materiale pregiato.

Il mwaw4fodero del gladio era composto da due lamine di legno sottile, arricchite da lamine di bronzo e chiuse all'estremità da un puntale parimenti in bronzo.cite-ref-25[25] Le lamine in bronzo potevano essere riccamente decorate con la tecnica del c.d. "mwaxmopus interrasile".cite-ref-cas156-3-5[3]
Quattro anelli di sospensione permettevano di fissare il fodero al mwaxomwaxscingulum (pratica di probabile origine iberica).cite-ref-cas143-1-2[1]

Note

cite-note-cas143-11. mwayomwaysCascarino 2007,mwayw p. 143.
cite-note-cas154-22. mwazymwazcCascarino 2008,mwazg p. 154.
cite-note-cas156-33. mwaaymwaacCascarino 2008,mwaag p. 156.
cite-note-44. mwaawmwaa0Penrose 2008,mwaa4 pp. 121-122.
cite-note-crono-55. mwabqmwabuCascarino 2008,mwaby p. 153.
cite-note-66. V.si Nota 80 a p. 191 in mwabo(mwabsmwabwEN) Tineke Looijenga, mwab0mwab4Runic inscriptions in or from the Netherlands (mwab8mwacaPDF), su mwaceUniversità di Groningen. mwaciURL consultato il 22 aprile 2025 mwacm(archiviato dall'mwacqurl originale il 28 luglio 2006).
cite-note-77. McCone K, "Greek Κελτός and Γαλάτης, Latin Gallus 'Gaul', in mwacgDie Sprache 46, 2006, p. 106.
cite-note-88. Delamarre X, mwacwDictionnaire de la langue gauloise, Errance, 2003, 2. ed., p. 118.
cite-note-99. Schmidt KH, 'Keltisches Wortgut im Lateinischen', in mwadaGlotta 44 (1967), p. 159.
cite-note-1010. Koch, mwadqCeltic Culture, ABC-CLIO, 2006, p. 215.
cite-note-p236-1111. mwadwmwad0Polibio,mwad4 VI, 23, 6.
cite-note-gladques2-1212. mwaeiQuesada Sanz, F., mwaemmwaeq¿Qué hay en un nombre? La cuestión del gladius hispaniensis (mwaeumwaeyPDF), su mwaecuam.es. mwaegURL consultato il 7 agosto 2019 mwaek(archiviato dall'mwaeourl originale il 21 luglio 2017).
cite-note-1313. mwae4Bishop MC, mwae8The Gladius: The Roman Short Sword, Bloomsbury Publishing, 2016, mwafaISBNmwafe 978-1-4728-1586-6.
cite-note-1414. mwafymwafcLivio,mwafg VII, 10.
cite-note-1515. mwafwmwaf0Quadrigario,mwaf4 FR 106, Peter.
cite-note-gladques22-1616. Quesada Sanz, F (1997), mwagiEl armamento ibérico. Estudio tipológico, geográfico, funcional, social y simbólico de las armas en la Cultura Ibérica (siglos VI-I a.C.), Montagnac, 3. ed. Monique Mergoil.
cite-note-cita-livio-xxxi-34-1717. mwaggmwagkLivio,mwago XXXI, 34.
cite-note-metall2-1818. mwahaWalter Nicodemi, Carlo Mapelli e Roberto Venturini, mwahemwahiMetallurgical Investigations on Two Sword Blades of 7th and 3rd Century B.C. Found in Central Italy, in mwahmISIJ International, vol.mwahq 45, n.mwahu 9, 2005, pp.mwahy 1358-1367, mwahcDOI:mwahg10.2355/isijinternational.45.1358.
cite-note-1919. mwahwmwah0Vegezio,mwah4 2, 15.
cite-note-2020. mwaiiCesare, mwaimmwaiqDe bello gallico, V, 44, descrive le prove di coraggio dei centurioni mwaiuTito Pullo e mwaiyLucio Voreno, avventuratisi tra le file dei mwaicNervi durante l'assedio del campo di mwaigQuinto Cicerone nel mwaik54 a.C., circondati dai nemici e costretti ad affidarsi alla loro scherma per salvarsi.
cite-note-2121. mwai0Cesare, mwai4mwai8De bello gallico, I, 52: mwajaRelicits mwajepilis comminus gladiis pugnatum est [...] reperti sunt complures nostri milites qui in phalangem insilirent et scuta manibus revellerent et desuper vulnerarent (Messi da parte i mwajigiavellotti, si combatté corpo a corpo con le spade [...] Si trovarono parecchi nostri soldati che, balzati sopra la falange, strapparono gli scudi con le mani e cominciarono a calare fendenti dall'alto).
cite-note-vs-2222. mwajgPolibio, mwajkmwajoStorie, VI, 23, 7.
cite-note-2323. mwaj4Koenraad S. Verboven, mwaj8mwakaGood for business: The roman army and the emergence of a 'business class' in the northwestern provinces of the roman empire (1st century BCE–3rd century CE) (mwakemwakiPDF), in Lukas Blois e Elio Lo Cascio (a cura di), mwakmThe Impact of the Roman Army (200 B.C. – A.D. 476): Economic, Social, Political, Religious and Cultural Aspects, Brill, 2007, pp.mwakq 295-314, mwakuDOI:mwaky10.1163/ej.9789004160446.i-589.44, mwakcISBNmwakg 978-90-474-3039-1 mwako(archiviato dall'mwaksurl originale il 10 giugno 2007).
cite-note-2424. mwak8(mwalamwaleES) mwalimwalmGLADIUS, La espada romana más mortífera, su mwalqmuseodelarmablanca.com. mwaluURL consultato il 22 aprile 2025 mwaly(archiviato dall'mwalcurl originale il 25 ottobre 2006).
cite-note-2525. mwalsmwalwConnolly 1976,mwal0 pp. 50-51.

Bibliografia

Fonti primarie

• (FR) Beurlier E, Gladius, in Dictionnaire des Antiquités Grecques et Romaines, II.2, Parigi, Librairie Hachette et Cie, 1896, pp. 1600-1608.
• citereflivio(LA) Tito Livio, Ab Urbe condita libri.
• citerefpolibio(GRC) Polibio, Storie.
• citerefquadrigario(LA) Claudio Quadrigario, Annali.
• citerefvegezio(LA) Vegezio, Epitoma rei militaris.

Fonti secondarie

In italiano

• citerefabranson-colbus-1979E. Abranson & J.P. Colbus, La vita dei legionari ai tempi della guerra di Gallia, Milano, 1979.
• citerefcascarino-2007Cascarino, Giuseppe, L'esercito romano. Armamento e organizzazione: Vol. I - Dalle origini alla fine della repubblica, Rimini, Il Cerchio, 2007, ISBN 88-8474-146-7.
• citerefcascarino-2008Cascarino, Giuseppe, L'esercito romano. Armamento e organizzazione: Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini, Il Cerchio, 2008, ISBN 88-8474-173-4.
• citerefconnolly-1976Peter Connolly, L'esercito romano, Milano, Mondadori, 1976.
Le Bohec, Y. (2008), L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, 7. rist., Roma.
• Le Bohec, Y. (2008), Armi e guerrieri di Roma antica. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, Roma, ISBN 978-88-430-4677-5.
• Milan, A. (1993), Le forze armate nella storia di Roma Antica, Roma.

In altre lingue

• citerefconnolly-2006(EN) Peter Connolly, Greece and Rome at war, Londra, Greenhill Books, 2006, ISBN 978-1-85367-303-0.
• Fields, N. (2006), Roman Auxiliary Cavalryman, Oxford.
• Goldsworthy, A.K. (1998), The Roman Army at War, 100 BC-AD 200, Oxford-New York.
• Keppie, L. (1998), The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, Londra.
• McDowall, S. (1994), Late Roman Infantryman, Oxford.
• Parker, H. (1958), The Roman Legions, New York.
• citerefpenrose-2008J Penrose, Rome and Her Enemies: An Empire Created and Destroyed by War, Osprey Publishing, 2008, ISBN 978-1-84603-336-0.
• Watson, A. (1999), Aurelian and the Third Century, Londra & New York.
• Webster, G. (1998), The Roman Imperial Army, Londra - Oklahoma.

Voci correlate

• mwamcmwamgRudis, versione lignea del gladio utilizzata per i combattimenti incruenti tra legionari o gladiatori.
• mwamomwamsEnsis e mwamwmwam0Spatha, altre tipologie di spada in uso ai legionari romani.

Altri progetti

Altri progetti

• Wikizionario
• Wikimedia Commons

• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «gladio»
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su gladio

Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) gladius, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.